Il nuovo Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 è stato licenziato lo scorso 18 novembre dalla Confederazione delle Regioni e delle Province autonome. Tante le novità contenute all’interno del “progetto” che, dopo la revisione della bozza 2010-2012, hanno ricevuto una buona accoglienza.
In tempo di federalismo, anche per il settore della sanità la parola d’ordine sembra essere semplificazione e un rapporto molto più diretto e stringente tra pazienti e strutture, in continuazione, quindi, del processo di ammodernamento del comparto sanitario che da tempo punta a cambiare pelle. Ed ancora una volta l’obiettivo è quello di “delocalizzare” le strutture ospedaliere e di offrire servizi uguali per tutti i pazienti, creando una più articolata rete di strutture, un sistema di sinergia fortemente individualizzato che passi attraverso il Web, con un occhio puntato alla prevenzione al fine di evitare, ove possibile, l’assunzione di medicinali “killer” che costano caro anche al Ssn.
In quest’ottica il Nuovo Piano Sanitario Nazione è un documento cruciale; 114 pagine che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha consegnato alle Regioni nelle scorse settimane per avere il loro via libera. E questo nuovo documento è diventato l’occasione per tracciare nel settore della sanità, un contesto sempre molto delicato, delle nuove rotte di sperimentazione e di comunicazione, al punto che il documento si autodefinisce “l’elemento di garanzia dell’uniforme applicazione degli obiettivi”, senza dimenticare i livelli di assistenza, Lea, ovvero quella gamma di cure che devono essere garantite a livello nazionale a tutti. L’importo a disposizione si aggira intorno ai 1,5 miliardi all’anno, una somma che dovrà essere ripartita tra le Regioni alle quali spetterà poi il compito di mettere in atto le strategie concordate.
Tra le sfide da risolvere ci sono degli “evergreen”: domanda di salute, invecchiamento della popolazione, aumento dei malati cronici, risorse scarse, tutte problematiche che possono risolversi puntando alla “sostenibilità” che, come si legge nel documento, “va garantita attraverso un sistema di governante multilivello (nazionale, regionale e aziendale) capace di assicurare un costante equilibrio tra il sistema delle prestazioni ospedaliere, legate all’organizzazione ancora insufficiente della medicina generale” a livello territoriale. Ed i problemi infatti sono sempre gli stessi; lunghissime liste di attesa, elevato livello di spesa farmaceutica, livello dei servizi indifferenziati da Regione a Regione e carenza di medicinali, calcolata in circa 18mila unità dal 2012 al 2018 e di circa 22mila dal 2014 al 2018.
Dodici sono le azioni proposte all’interno del Psn, le quali mirano ad approfondire alcune tematiche che vanno dalla ricerca alle nuove tecnologie, passando per la sicurezza delle cure farmaceutiche e l’accreditamento delle strutture. Ma tra i punti nodali principali continua ad esserci il restyling delle reti ospedaliere, le quali hanno esigenza di essere riqualificate soprattutto attraverso la riconversione degli ospedali di piccole dimensioni e la loro trasformazione nei nuovi modelli di offerta territoriale. L’obiettivo è quello di trasformare alcune di queste strutture in dei centri di assistenza per malati cronici e anziani, o in piccoli ospedali che facciano da ponte tra le strutture ospedaliere più grandi e i pronto soccorso, andando quindi ad integrare le 300 strutture esistenti sul territorio nazionale le quali non sono di certo in grado di sopperire alla domanda.
Valorizzare le risorse esistenti, riconvertirle e accrescerne le potenzialità, questo l’obiettivo del Nuovo Piano Nazionale Sanitario.
Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), esprime soddisfazione per le proposte presenti nel piano:
“I medici di Medicina Generale costituiscono una risorsa da utilizzare: siamo i soli in grado di cogliere in tempo reale lo stato di salute del Paese. Per la prima volta un documento importante come il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 ci valorizza pienamente. Il testo condivide la nostra filosofia e ci vede al centro della rete assistenziale come parte integrante dell’alleanza tra cittadini, Istituzioni e professionisti. Troppo spesso in passato siamo stati considerati come interlocutori esterni, talvolta guardati con sospetto”.
''I medici di famiglia sono in grado di offrire un contributo essenziale, perche' dispongono degli strumenti per governare con consapevolezza, appropriatezza ed efficacia i percorsi clinico-assistenziali dei pazienti - spiega Ovidio Brignoli, vicepresidente della SIMG -. Abbiamo introdotto modelli organizzativi nuovi, da Health Search, al progetto SISSI, alla rete Mille GPG. Strumenti che ci permettono di ricavare una fotografia sempre aggiornata dei nostri assistiti e di capire giorno per giorno i nuovi bisogni e le emergenze.
Non tutti consensi, visto che dal Congresso, che riunisce 1500 medici di medicina generale e numerosi specialisti, giunge anche una preoccupazione legata all'attuale crisi politica. ''E' necessario che il Sistema Sanitario Nazionale veda davanti a sè stabilità, concretezza e continuità - afferma Cricelli -. Non e' piu' tollerabile che ogni momento di instabilita' si traduca in un cambiamento radicale di rotta, con la conseguente rivoluzione dei principi cardine. Ribadiamo il nostro impegno nel sostenere il sistema con gli strumenti della medicina generale. Perche' tutti i cittadini, colpiti da malattie acute o croniche, abbiano la miglior cura al minor costo possibile''
Uffico Stampa
Maia Design
per Chimicionline