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Rapporto ISPRA: Italia a rischio frane e incendi
data 05-10-2011
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Non sono affatto incoraggianti i dati diffusi dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che si restituiscono l’immagine di una situazione ambientale nel nostro paese fortemente compromessa e purtroppo estesa a tutto il territorio nazionale.

Ma cosa ha potuto rivelare l’ISPRA e quali sono le situazioni più preoccupanti?

Tra le situazioni più allarmanti e difficili c’è come sempre quella della qualità dell’aria, fortemente minata da un considerevole inquinamento atmosferico che più volte, anche nei mesi scorsi, ha nettamente fatto superare il livello consentito di polveri sottili presenti nell’atmosfera secondo quanto stabilito da una normativa UE. Stando ai dati raccolti all’interno del Rapporto ISPRA nel nostro paese dal 1999 al 2009 in calo ci sono state le sostanze pacificanti: le emissioni di zolfo sono scese dell’87,2%, quelle di ossidi di azoto del 52,3% e quelle dell’ammoniaca del 16,5%, mentre continuano a destare molta preoccupazione i tassi di polveri, azoto e biossido di azoto che nel 2009 in ben il 45% delle stazioni di monitoraggio di PM10 ha oltrepassato il limite giornaliero consentito. Va un po’ meglio sul fronte delle PM2,5, ancor più pericoloso in quanto causa di gravi danni alla salute; ebbene si è accertato che in circa il 77% delle stazioni di monitoraggio riesce a rispettare il limite e sarà quindi in grado di adeguarsi al nuovo valore che entrerà in vigore entro il 2015, e su quello del gas serra che ha registrato un calo del 9,3% sebbene siamo ancora molto lontani dagli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Nell’ambito del suo documento, l’ISPRA ha anche accertato una anomalia termica legata alla riduzione delle riserve nivo-glaciali, mentre per quanto riguarda la biodiversità sempre più significativo è l’aumento delle specie tropicali nell’ambiente marino, fenomeno questo legato ai cambiamenti climatici.

Stefano Laporta, Direttore Generale dell’ISPRA, ha dichiarato:

L’aumento della temperatura a livello globale e in Europa osservato negli ultimi decenni è inusuale. In Italia analogamente ai tre anni che lo hanno preceduto, il 2009 è stato un anno più caldo della norma con un’anomalia media di +1,19°C. Le alterazioni ecosistemiche hanno inoltre contribuito globalmente alla variazione d’incidenza di oltre 20 malattie infettive. I cambiamenti climatici, infatti, favoriscono l’espandersi di vettori come per esempio le zanzare già influenzato dalla scomparsa di animali predatori come i pipistrelli e i rondoni”:

Per quanto concerne gli incendi si è registrato un calo negli ultimi anni ma il dato resta comunque allarmante, visto che solo nel 2009 sono andati bruciati in Italia circa 31mila ettari di boschi, con un picco del 40% in Sardegna e con un disperdersi nell’atmosfera di CO2 considerevole. Si è cercato di fare di più sul fronte della afforestazione e della riforestazione, un fenomeno che però non è riuscito a produrre i risultati sperati a causa soprattutto delle frane, in netto aumento per il dilagante fenomeno del rischio idrogeologico, che vede circa 5.708, ovvero il 70,5% dei comuni italiani, interessati da continui fenomeni di smottamento e cedimento.

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