04-04-2011
» Coaching: un fenomeno in costante espansione
Nato verso la fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti, il coaching è una moda sempre più imperante che raccoglie consensi sempre più larghi muovendo un giro di affari che si aggira in tutto il mondo sul mezzo milione di dollari. In Italia il business del coaching si aggira invece sui 15 milioni di euro secondo gli ultimi dati resi noti dalla VIII Conferenza sul Coaching organizzata dall’ICF, International Coaching Federation.
Ma che cos’è il coaching?
In linea di massima il coaching consiste in un percorso di accompagnamento formativo di un singolo individuo, il coachee, o di un intero gruppo da parte di uno specialista del cambiamento, il coach appunto. Questo iter di formazione deve avere come obiettivo quello di portare il cliente verso il raggiungimento di determinati obiettivi che possono essere di natura professionale, personale o relazionali. Ne consegue che il coaching ha come scopo finale quello di condurre il coachee verso una maturazione emotiva e caratteriale, sebbene bisogna chiarire che il coach non è uno psicologo ma uno specialista dei “media” che deve accompagnare il proprio cliente verso lo sviluppo di una piena consapevolezza del sé, facilitandone e favorendone in questo modo il pieno sviluppo delle potenzialità personali.
Stando alle ultime ricerche condotte nel settore coaching lavorano attualmente circa 1000 professionisti in tutt’Italia, con un primato di presenza soprattutto in Lombardia (36,6%) e Lazio (19,5%), ovvero proprio in quelle regioni dove il comparto industriale risulta maggiormente sviluppato. In generale un percorso di coaching viene associato anche ad altri tipi di attività, solitamente di carattere prettamente formativo, mentre la durata media di un corso va dai 6 ai 9 mesi, comprendendo in tutto circa una decina di incontri.
I dati diffusi dalla recente conferenza organizzata dall’ICF, dimostrano come, sebbene si tratti di un settore sviluppatosi da poco, il coaching stia riscuotendo un successo crescente. Il motivo di questo inaspettato sviluppo va cercato in una diversa concezione del mondo del lavoro e del ruolo che le persone assumono al suo interno.
Lo ha spiegato bene il presidente dell’ICF, Daniele Bevilacqua, che ha commentato così i dati:
“Il mondo del lavoro si sta muovendo verso una diversa concezione del valore delle persone. Finora l’approccio è stato: io ho un buco, cerco qualcuno che corrisponda più o meno a quei requisiti. Ma il nuovo modello di sviluppo deve basarsi invece sulla ricerca e la valorizzazione del Talento delle persone. E’ l’Approccio di aziende come Apple, che in questo modo sono riuscite anche a creare valore. Io ho questi dipendenti, cerchiamo di capire cosa hanno da dare, che talenti hanno e cerchiamo di valorizzarli. E quindi il coach può essere di aiuto perché il nostro compito è proprio quello di aiutare i talenti delle persone”.
Così se solo fino a qualche hanno fa la figura del coach veniva guardata con una certa diffidenza in Italia, oggi invece il coach è considerato un professionista affidabile e, in molti casi, indispensabile.
Ma chi è il coach?
Come detto in precedenza non si tratta di uno psicologo ma di un professionista che ha alle spalle un background professionale solido: nel 24,1% dei casi si tratta di manager, nel 16,8% di consulenti, nel 16,5% di formatori con almeno venti anni di esperienza lavorativa. Ovviamente questo profilo generale non esclude che nella maggior parte dei casi il coach abbia anche una preparazione specifica per il settore: ben il 58% dei coach possiedono, infatti, un bagaglio personale considerevole che si basa nel 24,3% dei casi in una preparazione con almeno 200 ore in aula.
Per acquisire il titolo di coach, infatti, è consigliabile seguire un corso specifico da associare ad una preparazione di base che preveda la laurea triennale, quinquennale o un dottorato.
Coach sempre più “rosa”.
Un altro Dato molto interessante che riguarda il settore del coaching è quello che vede una crescente presenza delle donne: ben il 58,4% dei coach italiani è infatti donna, mentre l’età media si aggira tra i 44 e i 49 anni. Un primato femminile non solo italiano ma mondiale che ha un corrispettivo anche sul versante della clientela visto che si è accertato che in tutto il mondo le persone che si rivolgono ad un coach sono per il 58,2% donne di età compresa tra i 26 e i 35 anni. La larga presenza delle donne tra coloro che si rivolgono ad un coach si spiega con la difficoltà di emergere nel settore lavorativo, sebbene non debba essere dato per scontato che, chi si rivolge ad un coach, lo faccia perché avverta delle difficoltà. Come sottolinea sempre Bevilacqua, infatti, :
“Ci sono persone che arrivano con un problema da risolvere ma la maggior parte vuole migliorare, lavorare verso un obiettivo di sviluppo. Quindi il ragionamento è: sto andando bene, ma voglio fare ancora meglio, raggiungere più velocemente e con meno fatica i miei obiettivi”.
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