
Al Quesito tecnico posto dal GdS RIFIUTI sulla questione "terre e rocce da scavo" hanno fornito il proprio contributo alla discussione:
Dott. Raffaele ORIUNTO, suggerendo una approfondita rilettura di un articolo apparso in passato sul CHIMICO ITALIANO a firma del dott. Tiziano Granata. L'Ordine ha contattato il dott. Granata, attualmente consigliere dell'Ordine di Messina, che si ha accettato con piacere l'invito a collaborare e farà pervenire sue ulteriori considerazioni. L'articolo è scaricabile dal download.
Dott. Giuseppe MAZZA, che riferisce:
"Cari colleghi, dal mio punto di vista interpretativo la vedo in questi termini:
PREMESSE:
1)l'utilizzo del materiale è stato preventivato nel progetto iniziale.
2)Normativamente comunque, durante l'estrazionee l'utilizzo del materiale, esso dovrà essere sempre analizzato e dalle analisi risulta essere un fango palabile se non addirittura pompabile, sebbene non contaminato.
3)Un fango non è, e non per le sue caratteristiche chimiche ma bensi meccaniche e fisiche, un materiale di riempimento.
CONCLUSIONE:
Il materiale, per la porzione relativa all'escavo in falda, perdendo le caratteristiche fisiche e meccaniche necessarie affinchè sia un sottoprodotto (terra e roccia) tecnicamente utilizzabile diviene necessariamente un rifiuto e ritengo che la sua codifica sia da far risalire a: Fango di dragaggio, nelle sue varie accezioni."