La commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale, presieduta dall’On. Giovanni Fava, ha presentato, il 19 Gennaio 2012 nella sede della Coldiretti di Roma, la prima inchiesta sulla contraffazione alimentare.
Dopo il contrasto all’evasione fiscale, la lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione, con proposte a costo zero. Le esportazioni agroalimentari potrebbero addirittura triplicare con una radicale azione di contrasto al falso Made in Italy.
Secondo l’analisi Coldiretti/Eurispes, per giungere ad un pareggio della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano, ad importazioni invariate, sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un controvalore economico pari al 6,5 per cento dell’attuale volume d’affari del cosiddetto “Italian sounding”. Ad essere colpiti sono i prodotti piu’ rappresentativi dell’identità alimentare come è stato evidenziato dall’esposizione della Coldiretti sui casi piu’ eclatanti di pirateria alimentare divisi per regione. Se sul piano nazionale le recenti operazioni hanno scoperto falsa mozzarella di bufala dop, ma anche vino ed olio etichettati come doc e dop senza documenti di tracciabilità, a livello internazionale sono state scovate aberrazioni, dai pomodori San Marzano coltivati in Usa al “Parma salami” del Messico, dal Parmesao del Brasile allo Spicy thai pesto statunitense, dall’olio Romulo con tanto di lupa venduto in Spagna al Chianti prodotto in California, ma anche una curiosa “mortadela” siciliana dal Brasile, un “salami calabrese” prodotto in Canada, un barbera bianco rumeno e il provolone del Wisconsin. Il comune denominatore degli esempi di imitazione e contraffazione di prodotti agroalimentari italiani è la spinta motivazionale da cui tali comportamenti traggono origine e si diffondono a livello globale. Tale spinta motivazionale consiste nell’opportunità, per un’azienda estera, di ottenere sul proprio mercato di riferimento un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, associando indebitamente ai propri prodotti valori riconosciuti ed apprezzati dai consumatori stranieri, come quelli del vero Made in Italy agroalimentare, in primis la qualità. Una concorrenza sleale nei confronti dei produttori nazionali con il rischio che, soprattutto nei Paesi emergenti come la Cina, si radichi tra i consumatori un falso Made in Italy che non ha nulla a che fare con il prodotto originale e che toglie invece spazio di mercato ai prodotti autentici.
Tra le proposte a costo zero formulate vi è innanzitutto l’inserimento nel codice penale del delitto di associazione a delinquere finalizzato alla commissione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. Per coloro che commettono tale reato è poi opportuno prevedere l’interdizione dall’esercizio delle attività d’impresa, in modo da escludere lo sviluppo di successive iniziative economiche nell’ambito del settore alimentare. E ancora, ai fini della maggiore conoscibilità per i consumatori di comportamenti delittuosi, si deve prevedere l’obbligo di pubblicare le sentenze in caso di condanna per i delitti in materia di frodi e di false indicazioni di origine. Sarebbe quindi opportuno dotare gli organismi di polizia giudiziaria di poteri investigativi già previsti nella disciplina antimafia - come ad esempio la capacità di condurre operazioni sotto copertura - anche per il contrasto dei reati in materia di tutela della salute. Infine, è necessario aggredire il patrimonio dei soggetti dichiarati responsabili dei reati di contraffazione e adulterazione attraverso la confisca dei beni utilizzati per la commissione degli stessi reati.
Hanno partecipato, tra gli altri il Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania (comunicato stampa al seguente link www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4563 ), il Procuratore Antimafia Pietro Grasso, il Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Napoli Donato Ceglie e il Presidente della Coldiretti Sergio Marini, moderati dal Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara.
Ulteriori informazioni ai seguenti links:
www.coldiretti.it/canali/centralericerca.asp
www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4244
a cura di G. Luongo