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Piano Rifiuti Regione: pareri a confronto
data 19-01-2012
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Il nuovo Piano Rifiuti della Regione Campania, approvato dal Consiglio Regionale lo scorso 16 gennaio, raccoglie pareri contrastanti. Se la Commissione europea vede di buon occhio l'adozione del provvedimento, sollecitandone le misure applicative , critico resta il parere del CO.RE.ri. Il Coordinamento Regionale Rifiuti Campania, che riunisce i principali Comitati ed Associazioni attivi in Regione sulla questione rifiuti, denuncia "un salto all'indietro di 15 anni che, puntando sull’incenerimento, viola palesemente la gerarchia europea". Il Coordinamento aveva già manifestato lo scorso settembre, in fase di Valutazione Ambientale Strategica del Piano, in un documento intitolato "Osservazioni al PRGRU", forti critiche, incentrate prevalentemente sul mancato rispetto della gerarchia prevista dalla Comunità Europea, che nella Direttiva Quadro sui rifiuti n. 2008/08 (recepita con D.Lgs. 205/2010) ribadisce una precisa gerarchia, in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti, che prevede il recupero di materia (e quindi il riciclaggio) come opzione prevalente rispetto al recupero energetico (termovalorizzazione) ed allo smaltimento in discarica. Nelle Osservazioni del CO.RE.ri si rileva che l’impostazione del Piano è tutta orientata all’incenerimento ed alla costruzione di nuovi impianti, denunciando, tra le altre cose, che “Tale scelta costituisce […] soltanto un disincentivo al mantenimento e al miglioramento delle percentuali di RD (Raccolta Differenziata ndr) raggiunte, giacchè tali impianti hanno necessità di essere alimentati con enormi quantità di rifiuti al fine di ripagare il consistente investimento effettuato”. Ricordiamo inoltre che esiste un forte orientamento della Comunità Europea nella direzione dell’utilizzo, per la valorizzazione energetica, di impianti industriali pre-esistenti. Premesso che a livello comunitario non è contemplato il concetto di “termovalorizzazione”, essendo il recupero energetico condizione vincolante per l’incenerimento dei rifiuti, quando la normativa parla di impianti di incenerimento si riferisce indifferentemente a tecnologie “dedicate” o all’adeguamento di impianti pre-esistenti, in cui sia possibile utilizzare i rifiuti per alimentare forni di produzione (cementerie,acciaierie) o per generare energia elettrica (centrali termoelettriche a carbone). Ovviamente requisito necassario per l’utilizzo dei rifiuti come combustibile in impianti pre-esistenti è la qualificazione come Combustibile da Rifiuti (CDR) della frazione trito-vagliata, prodotta negli Stabilimenti di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti- STIR. Queste indicazioni sono contenute nella direttiva vigente in materia di incenerimento di rifiuti (2000/76), recepita in Italia con il Dlgs 133/05, la quale, fatti salvi gli opportuni adeguamenti degli impianti pre-esistenti ai più restrittivi vincoli ambientali previsti per gli inceneritori, parla indifferentemente di “incenerimento o coincenerimento”. Ne consegue che gli indirizzi forniti dalla Direttiva quadro sui rifiuti in materia di creazione negli Stati membri di una rete integrata ed adeguata di impianti per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati e sulla predisposizione dei piani di gestione rifiuti, sono da intendersi validi per entrambe le tipologie di impianti. È interessante, quindi, leggere che, in base al principio di prossimità ed autosufficienza, per i rifiuti urbani non differenziati “la rete permette lo smaltimento dei rifiuti o il recupero […] in uno degli impianti appropriati più vicini” (comma 3 art 16) ed inoltre, nella predisposizione dei piani di gestione, è necessario valutare “sistemi di raccolta dei rifiuti e grandi impianti di smaltimento e recupero esistenti” (comma 3 art 28). Se, quindi, l’adozione di un Piano Regionale appare necessaria per una corretta regolamentazione della questione rifiuti è utile non rinunciare a pensare e promuovere tutte le soluzioni che “a monte” della termovalorizzazione e dello smaltimento in discarica (compostaggio, riciclaggio, bio-gasificazione, co-incenerimento etc.) consentano di ridurre la necessità di costruzione di nuovi impianti di incenerimento e contribuiscano all'educazione dei cittadini ad una reale “corresponsabilità” nella buona gestione della raccolta differenziata.            

a cura di F. D'Urso

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