
Il Dipartimento di chimica dei materiali e ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano ha messo a punto un metodo per individuare le tracce di ovalbumina e di caseina utilizzate come chiarificanti del vino.
Il nuovo metodo (definito Cpll-librerie combinatoriali di ligandi peptidici) individua i residui delle due proteine fino a concentrazioni 200 volte inferiori rispetto alle tecniche di laboratorio precedenti.
Il limite di sensibilità è stimato in 1 microgrammo per litro di prodotto.
L’uso di questa metodica ha rilevanti ripercussioni sull’individuazione e sulla dichiarazione in etichetta degli allergeni.
«Analizzando diversi vini bianchi e rossi abbiamo riscontrato residui proteici compresi tra i 20 e gli 80 microgrammi/l che di certo non causano shock anafilattici ma che potrebbero arrecare malesseri nei soggetti allergici» ha spiegato Pier Giorgio Righetti che ha guidato il gruppo di ricerca.